E’ previsto per il 31 agosto alle 18, alla Mondadori di Senigallia in via 2 giugno, un firma-copie di “La risentirsi”, ultimo romanzo di Michele Veschi, narratore marchigiano 38enne. Nativo proprio di Senigallia, mental coach di professione, Veschi aveva già all’attivo due pubblicazioni narrative, entrambe edite da Ventura edizioni: “Smacco ai cinque cerchi” (2018) e “L’elenco” (2019). “La risentirsi” è invece pubblicato da Porto Seguro Editore. Parliamo con Veschi del suo approccio alla scrittura, dei suoi modelli e della genesi del suo ultimo lavoro, che molto ha a che vedere con la sua professione di coaching.
Michele, come ti sei avvicinato alla narrativa?
Narrativamente nasco nel 2015, con il collettivo Scriptorama di Civitanova, grazie al quale ho pubblicato un racconto, “Il pedante imbroglio dell’orgoglio”, inserito in un’antologia del gruppo. Poi ho proseguito: “Smacco ai cinque cerchi” è stato il primo lavoro autonomo, pubblicato nel 2018. E’ un romanzo a metà tra l’avventura e la favola, al cui centro c’è la natura. L’anno successivo è uscito “L’elenco”, un racconto la cui voce narrante è una prostituta, infiltrata del Vaticano. E’ essenzialmente un giallo, il mio genere prediletto e con cui mi sono formato.
Quali sono gli scrittori che più ti hanno influenzato?
Sono tanti e diversi fra loro. In primis, fra gli italiani, direi Italo Calvino e Dino Buzzati. Una grandissima voce per me è stata Agatha Christie, imprescindibile, ha davvero cambiato la mia visione della scrittura e del giallo in particolare. Il suo reinventarsi di personaggio in personaggio è stato di grande ispirazione. Ce ne sono comunque altri: Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami, Gaetano Savatteri, Alessandro Robecchi. Adoro la linearità di Gianrico Carofiglio, anche. In generale, direi che adoro la collana di Sellerio, che pubblicava Camilleri, altro mio grande riferimento. Fra gli stranieri direi Colin Dexter e Raymond Chandler.
Come nascono i personaggi delle tue opere?
Il protagonista, o se vuoi l’investigatore, è il primo che delineo. Nel descrivere luoghi e personaggi cerco di essere specifico e fedele, ma mai troppo: penso che l’immaginazione, in chi legge, sia fondamentale, perché rende la lettura più attiva e permette al lettore di diventare lui stesso parte della trama o dell’indagine. Direi che una connotazione fisica serve sempre, non tanto perché arricchisce quanto perché aiuta la storia a svolgersi. La descrizione fisica dei personaggi, se non nella stesura, almeno fra i miei appunti c’è, sempre.
Dicci de “La risentirsi”, che presenterai martedì a Senigallia.
E’ un romanzo senza etichette, dove il giallo è solo una parte laterale. Racconta di Luigi Fellucchetti, titolare dell’Agenzia delle incomprensioni, gruppo che aiuta chi si rivolge loro ad appianare, appunto, incomprensioni e conflitti con altre persone. Fellucchetti trova una lettera lasciata dal padre, morto da poco, con cui aveva avuto un rapporto burrascoso e questo dà il là alla trama. Tutto il romanzo, aperto da un decalogo che categorizza le incomprensioni, si fonda sul rapporto con se stessi, ed è la sfaccettatura da mental coach che ho messo in questo romanzo. L’agenzia delle incomprensioni ha un motto: “Non siamo esenti da pregiudizi, ma meglio nasconderli ai nostri clienti e soprattutto a noi stessi”. Il romanzo è un modo di rovesciare questa convinzione che si legge in apertura.